Preferisco scrivere ( di Luca Milani )


Ora che sono cresciuto di età e come uomo,
ripenso a qualche fatto compiuto
gettato tra i ricordi come un rifiuto.

C'è chi è in grado di dimenticare tutto,
separando il fato dal fatto compiuto.
C'è chi eccede in autostima,
dedicandosi al senso della frase tralasciando la rima.
È qui che io pecco, profondo nelle riflessioni,
le rime le bacio soppesandone le ripercussioni.

Attendo che sia notte e il cielo tapezzato di stelle,
solo allora ritorno sulle note e sulle sfumature più belle.
Aspetto che ci sia silenzio e che il traffico si sia fermato,
solo allora ripenso all'ozio e agli anni che ho passato addormentato.
Divento profondo e prendo appunti su un foglio,
solo allora tocco il fondo e sono pronto a comunicarlo come voglio.

Inciso su carta bianca,
tracciato con inchiostro nero,
scritto per qualche mente stanca,
ricettiva nell'angolo di un emisfero,
atta a tradurre le mie parole flebili,
ma idelebili.


Riflessioni di marzo (di Luca Milani)


Eccomi qui,
nel vorticoso mondo ovattato,
dove ogni suono mi giunge soffocato,
in una strada del centro di un luogo che non conosco,
in cui mi sento un intruso, uno fuori posto.
Insisto, cammino disinvolto,
un po' ingobbito, la sciarpa mi copre il volto,
mi fingo sano, ma invece non lo sono,
ho esagerato, non me lo perdono.

Mi chiedo chi me lo fa fare,
di vivere la vita così male,
dove alterno gioia a malinconia,
dove non lo decido io, mi viene e così sia.
Mi chiedo chi lo sappia fare,
saper dosare l'aria da respirare,
quella che manca a me, troppo spesso,
quella che manca a me, soprattutto adesso.

Guarda lì, che bella cattedrale,
non mi ero accorto, c'è anche un lungomare,
che silenzio, risaccano le onde,
e che silenzio, nessuno che risponde...
a questo grido mio,
l'urlo che ho nel cuore,
come allo stadio prima del rigore,
un grido afono che aspetta, senza fretta,
chissà quale verità, segreta,
chissà quale verità, oscura,
chissà quale vittoria o sconfitta muta.

Mi chiedo chi me lo fa fare,
di vivere la vita così male,
dove alterno gioia a malinconia,
dove non lo decido io, mi viene e così sia.
Mi chiedo chi lo sappia fare,
saper dosare l'aria da respirare,
quella che manca a me, troppo spesso,
quella che manca a me, soprattutto adesso.

Luce nuova (di Luca Milani)


Luce accecami,
gli occhi puri e spalancati,
intenti ad ammirare,
un mondo che non amo.

Luce abbagliami,
gli occhi stanchi e spenti,
cerco un po' di buono,
tra la gente che non so capire.

Luce invadimi,
gli occhi vuoti e neri,
rivelami il segreto,
per stare bene.

Luce nuova,
i miei occhi umidi,
ora finalmente,
illumini da dentro.



Causa - Effetto (di Luca Milani)


Pioggia che picchia sopra i fiori, ne fa vibrare i petali, ne piega i gambi,
pioggia necessaria e deleteria al tempo stesso.
Lacrime di gioia, di tristezza, di dolore, di passione, sìano quel che sìano poi evaporano,
è dopo la pioggia che il fiore rinvigorisce, raddrizza il gambo ricurvo e si colora.


Quasi inverno (di Luca Milani)


Girano le ruote dei mezzi,
coprono distanze, trasportano l’economia, procurano tensione ed agonia.

Vorrei parlare alla strada, che mi raccontasse delle voci che ha sentito, 
pensieri che ha percepito, dialoghi che ha catturato.

Eppure basta far volare sguardo e immaginazione al di la del guardrail,
sulle umide evaporanti distese campestri carezzate da timidi raggi di sole.
Filari di abeti equamente distribuiti con geometrica precisione,
vestiti di poche foglie ma dritti orgogliosi nella propria nudità.
Sporadici gruppetti di passeri, avanzo di stormi in migrazione,
fluttuano in volo convulso alla ricerca della giusta direzione.
All’orizzonte qualche cima spolverata di bianco spezza la scala di grigio della successione interminabile di una catena montuosa, buffa percezione di profondità.
Nuvole grigie che mutano in animali, volti, paesi, città, 
si mescolano ai fumi dei camini accesi.
È quasi inverno.


Cripta (di Luca Milani)

Posseggo un guscio apprezzabile,
un insetto lucido e colorato che ribaltato svela le sue origini aracniche.

Devo aprire il mio guscio come una cripta, 
decifrare ciò che celano i suoi angoli più bui.
È li dove i ragni tessono le proprie tele che ho rinchiuso le mie paure,
dove insieme agli acari è difficile rimuovere dubbi e insicurezze,
è lungo gli spigoli in cui si annidano le aspidi che ho nascosto tutto il mio veleno.

Così a volte apro la cripta e trascrivo…

traduci la tristezza in parole e scrivi una poesia,
traducila in suono e componi una melodia,
traducila in colore, dagli forma e volume, diventerà arte e tu il suo artista. 


Pensieri notturni (di Luca Milani)


Sogno,
vago con la mente libero tra pensieri, ricordi e immaginazione,
costruisco ambienti e situazioni, vivo di immedesimazione.

Scrivo,
la notte trascorre veloce tra un sorso e una riga,
le parole volano insieme alle ore e inesorabile il mattino arriverà portandosi la luce.

Tempo,
implacabile e crudele trascorre senza pietà, fregandosene di noi,
dei nostri dolori o della nostra infelicità, avanza e non lascia spazio alla vacuità.

Nel mentre sogno, scrivo, mi tormento e il tempo passa. 


Ardente (di Luca Milani)


Cercavo parole che non mi uscivano dalla bocca, attimi delicati, sospesi, 
fluttuanti come quello che la passione di un bacio si trascina dietro,
quegli attimi in cui le parole sono difficili da trovare e la mente non regge il passo accelerato del cuore palpitante.
È allora che mi abbandono afono alla tentazione,
trasportato dal furore, dal fervore, dal fuoco della passione, 
lascio le parole a bruciarmi la gola, parole che non saranno mai degne di esprimere quell’attimo che soltanto occhi, labbra, pelle, mani, muscoli sanno descrivere.

Seguimi, puoi camminare sulla scia delle mie stelle.
Siediti, puoi rilassarti sulla coda della mia cometa.
Stenditi, puoi riposare sulle mie nuvole morbide.
Svegliati, se sei abbagliata dalla luce della mia luna.
Brucia, se sei circondata dal fuoco della mia passione.


e così sia (di Luca Milani)

Forse mi dovrei barricare dentro casa, con le imposte serrate, 
muovermi nella penombra in quell’habitat che solo io conosco ad occhi chiusi.

Non dovrei mangiare, dovrei digiunare, 
proprio come chi protesta seriamente sa fare,
bere un goccio d’acqua per rompere il morso della fame, 
vivere di inappetenza, dovrei trattarmi male, intossicarmi, ferirmi, sanguinare.

Vivrei l’estasi dell’eccesso, il miraggio che sta oltre il dolore,
la disperazione, la depressione, il delirio luminescente.

Forse si o forse no,
forse mi godo, me la vivo e me la merito, la felicità, tutta questa mia felicità.


Dedica (di Luca Milani)


Che bello averti vicino,
sentirti che ancora dormi accanto al mio cuscino,
baciarti la fronte prima di uscire di casa ad affrontare il mio destino.

Che bello quando parliamo,
tutti gli argomenti che affrontiamo,
ma è bello anche se tacciamo,
senza angosce o tensioni nei nostri sguardi ci perdiamo.

Che bello passeggiare, giocare, scherzare,
o anche star sul divano a gozzovigliare, scambiarci carezze e sonnecchiare.

Che bello stare insieme, con gli amici fare vita sociale,
mischiarci al mondo che ci guarda da fuori e vede due complici, indissolubili, indivisibili.

Che bello il tempo che trascorre, solo con te l’ho scoperto,
vivendo giorni veri, passando ore felici, godendomi ogni secondo.

Che bella la nostra intimità, la tua viva mediterranea femminilità, la passione, l’ardore, il pudore.

Che bello tutto quello che mi dai, attenzioni, coccole, amore in tutto quello che fai,
il prezioso dono celato sul fondo di un tuo sguardo, quegli occhi ampi densi di significato, 
la felicità incontenibile e sincera di un tuo sorriso, 
la spontaneità dei tuoi modi, a volte maldestri, sempre dignitosi, grintosi, fascinosi.

E’ bello averti vicino.


Notte (di Luca Milani)


I rami dei pini carichi di aghi creano archi di ombra che ne soffre il peso.

Grossi cespugli di ortensie invase da insetti che si alternano al lume di un lampione.

Voci e risate di gente lontana portate dal vento spezzano il silenzio di questa notte muta.

Il cielo nero è privo di stelle e luna, 
la luce di un aereo lento come una lampara in un oceano di oscurità.

Il mio respiro soffice e rilassato sembra essersi adattato all’ambiente che mi circonda.

Il mio umore tetro e pessimista è in completa sintonia con questa notte in cui gli elementi sembrano accompagnare la paura di affrontare il sonno.

È ancora il vento, col suo fruscio insistente tra gli aghi dei pini e i petali di ortensie a distogliermi dai pensieri opprimenti riportandomi alla realtà di una notte buia come tante.


Acqua nera (di Luca Milani)


Gocce d’inchiostro si espandono nella vasca d’acqua candida,
a lente gradazioni cromatiche ne scuriscono la limpidezza,
la inquinano, ne deturpano la purezza.

È questo che sei diventata,
una vasca d’acqua scura e immobile.

Intorno solo buio, silenzio e io,
da solo, nella stanza gelida che osservo e reggo tra le mani la vasca, 
cammino cieco con le orecchie tese ad ascoltare lo sciabordio sordo di onde che lontane si infrangono.

Avanzo a tentoni giorni e mesi nel tentativo di disperdere tutto il liquido nero nell’oceano che ho nel cuore, 
così che ogni sua molecola scura si confonda e rigeneri, 
giorno per giorno, in mezzo a tanta acqua di un oceano di amore puro.