Girano le ruote dei mezzi,
coprono distanze, trasportano l’economia, procurano tensione
ed agonia.
Vorrei parlare alla strada, che mi raccontasse delle voci che ha sentito,
pensieri che
ha percepito, dialoghi che ha catturato.
Eppure basta far volare sguardo e immaginazione al di la del
guardrail,
sulle umide evaporanti distese campestri carezzate da timidi
raggi di sole.
Filari di abeti equamente distribuiti con geometrica
precisione,
vestiti di poche foglie ma dritti orgogliosi nella propria
nudità.
Sporadici gruppetti di passeri, avanzo di stormi in
migrazione,
fluttuano in volo convulso alla ricerca della giusta
direzione.
All’orizzonte qualche cima spolverata di bianco spezza la
scala di grigio della successione interminabile di una catena montuosa, buffa
percezione di profondità.
Nuvole grigie che mutano in animali, volti, paesi, città,
si
mescolano ai fumi dei camini accesi.
È quasi inverno.